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Il suo sguardo volto all'orizzonte.
Le sue dita serrate, feriscono la mano.
Gli occhi suoi non cercano immagini,
la mente sua ne ha fin troppe da mostrargli.
Il mare innanzi a lui, non breccia le sue emozioni.
Non si fa notare neanche l'orizzonte, pronto ad accogliere il suo amico sole.
Da tempo in lui, è svanita anche la rabbia.
Non vi è più l'impetuosità della fuga dall'oppressione ormai.
Rimorsi e rimpianti, han lasciato il suo animo, pure.
La maschera è delicatamente poggiata accanto a lui.
L'uniche cose che a lui son rimaste, sono l'abbandono alle lacrime ed ai suoi spasmi.
L'abbandono al suo muto dolore, al suo destino.
Finanche alla scelta quotidiana, se uccidere Damocle e distruggere la sua spada.
Gli occhi, ancora volti all'orizzonte, non guardano, non scorgono, non scrutano.
L'anima, troppo ferita, gli vela ed obnubila la vista.
Il pianto gli nasce dal profondo.
Ma non lenisce, non cura.
Serve solo a sciogliere i fili della maschera, anche solo per qualche istante.
Adesso con gli occhi chiusi se ne sta, cerca di tornare e chiudere il momento.
Cerca di ingoiare, di asciugare e rimodellare il viso.
Ora che, pur non essendolo, è invece pronto,
si riadagia la maschera sul volto, raccoglie la spesa trattenuta tra le sue gambe e torna a casa.
Si fa forza e riprende a sopravvivere.